Nord X 2

...Questo è il racconto di una delle giornate più belle ed importanti della mia vita in montagna...

 

 

"(NORD)x2"

22 giugno 2008

I° concatenamento del Canalone Neri alla Cima Tosa e della Parete Nord della Presanella in giornata, totalmente a piedi dal fondovalle.

 

Pinzolo – Mavignola - Val Brenta - Canalone Neri - Cima Tosa - Bocca di Brenta - Rif. Brentei – Mavignola - Val Nambrone - Rif. Segantini - Bocca d’Amola – Parete Nord - Cima Presanella - Val Nardis - Val Genova

60 km. sviluppo, 5.100 m. dislivello in salita, 4.985 m. in discesa

 

“Con entusiasmo mi trovo a scrivere queste righe su quella stupenda giornata vissuta intensamente a cavallo delle cime che mi hanno visto crescere e che hanno saputo regalarmi ancora una volta emozioni nuove e forse irripetibili".

 

Era il giugno del 2000 quando provai con mio fratello Alberto a concatenare le 2 cime più alte dei nostri gruppi montuosi lungo le loro vie normali, usando la bicicletta per gli spostamenti. Quel progetto comunque era già stato fatto da altri, ne parlai con Alberto e senza pensarci su troppo provammo a farlo anche noi. Senza fare tanti programmi, senza badare al peso dei materiali (avevamo con noi perfino il lucchetto per legare le bici e una corda intera…), senza nessuna nozione di alimentazione o di integratori…si può dire “proprio alla buona” insomma! Che nostalgia però di quella giornata, la nostra corsa si interruppe al rif. Tosa, dopo essere saliti sulla Presanella, contro uno di quei violenti ed implacabili temporali estivi…ricordo ancora le lacrime e la rabbia che provai in quel momento, una delusione che ha lasciato il segno e che mi ha fatto ripromettere di riprovarci più avanti…col passare del tempo però maturava in me l’idea di collegare le due cime non più lungo le vie normali, ma lungo le loro pareti più famose e più affascinanti: il canalone Neri e la parete Nord. Avevo già percorso questi due itinerari più volte, anche da solo, ma mancava ancora un tassello: quante volte ho sentito il racconto di quando si andava in montagna partendo a piedi dal Paese, tutte le volte cercavo di immaginarmi come poteva essere andar per monti in quegli anni…e ne restavo affascinato.
Quindi ho pensato che per gli spostamenti non avrei usato la bicicletta, ma dovevo fare tutto a piedi, partendo da casa.

   

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una cosa però era pensare, progettare (e sognare) questa cavalcata fantastica, l’altra era trovare il coraggio di partire per tentarla! Forse la cosa più difficile è stata proprio questa, decidere “domani parto e ci provo”, la paura di non riuscire e di vedere che il sogno poteva essere solo un’utopia era talmente tanta che la data del tentativo sembrava non dovesse mai venire. Ma la voglia di provarci faceva capolino ogni primavera/inizio estate, finché mi sono detto “adesso basta, questo è l’anno giusto per provare”, motivato, e non lo nego, anche dal fatto che si trattava di un progetto mai realizzato da quanto mi era stato detto.
Quel 22 giugno è stato per me un giorno indimenticabile, che rimarrà per sempre nel cassetto dei ricordi più belli, una di quelle giornate per cui quando ti trovi nel letto prima di addormentarti ti viene da dire: “peccato, sta finendo una giornata perfetta!”.
Questo è dovuto sicuramente alle sensazioni provate durante quelle 18 ore, emozioni che solo la montagna ti sà far provare, emozioni condivise con amici veri, che mi hanno dato una mano per realizzare quel progetto così ambizioso che mi sembrava quasi utopico.
Infatti al di là del fatto puramente atletico, al di là dei metri di sviluppo e dislivello macinati che sono e rimarranno dei semplici numeri, sono convinto che quando in futuro ripenserò a questa giornata la mia mente mi suggerirà altri particolari…

  

 

 …E rivedrò le persone…rivedrò la mamma che mi saluta alla partenza e mi segue con lo sguardo mentre mi infilo di corsa nel buio della notte…rivedrò gli amici che mi hanno aiutato e incoraggiato, senza i quali non ci sarei mai riuscito... rivedrò Aldo carico come uno sherpa mentre risale i ripidi ghiaioni della Val Brenta alle due di notte per portarmi il materiale all’attacco del Neri…rivedrò Paolino seguirmi fedele e veloce nel Canalone Neri, la sua smorfia di felicità in cima alla Tosa…rivedrò Matteo venirmi incontro in Val Nambrone, scortarmi su per la “Schina d’Asan”, affondare nella neve e sbuffare sui ripidi pendii della Bocca d’Amola per farmi la traccia… rivedrò gli scout dei campeggi estivi in Plaza al risveglio dopo averli visti otto ore prima mentre si coricavano…rivedrò i rifugisti: Claudio Detassis al Brentei e Lucio con Laura Maganzini al Segantini offrirmi l’aranciata fesca, che persone squisite!

  …E rivedrò di nuovo le “mie” Montagne, con lo sguardo attonito e stupefatto di un bambino come la prima volta che le ammirai, rivedrò la bianca luce della luna che mi accoglie all’uscita del canalone Neri allungando la mia ombra sul manto nevoso della calotta sommitale della Tosa sferzato dal vento…rivedrò l’albeggiare lontano con il giorno che fa capolino, quando il cielo si tinge di quei colori tanto belli quanto indescrivibili e rivedrò la Presanella all’orizzonte…così lontana…che privilegio aver potuto ammirare il nascere del nuovo giorno accanto alla Madonnina della Tosa!

..Rivedrò il Crozzon di Brenta con il suo infinito spigolo Nord stagliarsi imponente contro il cielo dalla malga Brenta Alta, rivedrò i prati coperti dalla rugiada e l’acqua verde smeraldo di L’Amola, rivedrò il sole battere alto e inesorabile nella spianata al cospetto della Est della Presanella in un anfiteatro di rara bellezza…rivedrò la Parete Nord, una fantastica scala bianca che sale verso il blu intenso del cielo…rivedrò la croce della cima lì ad attendermi tutta sola e tutta per me… 

          

…E risentirò…risentirò gli incitamenti e le parole dei miei amici…risentirò il familiare odore dei bellissimi boschi della Val Brenta allietati dai canti degli uccellini …risentirò la fatica e il sudore che mi scorre sul viso per poi cadere sull’asfalto caldo della strada per Nambrone…risentirò la piacevole solitudine provata sulla parete Nord quando tutta la montagna sembrava essere solo per me…risentirò la soddisfazione e la gioia indescrivibile che mi suggeriscono di fermarmi qualche minuto prima di giungere sulla cresta sommitale per assaporare pienamente il momento… risentirò la commozione che mi soffoca negli ultimi gioiosi metri prima della cima…

…e mi rivedrò…mi rivedrò da bambino quando a 9 anni salii sulla cima più alta del Trentino per la prima volta in compagnia della persona che mi ha insegnato ad amare le montagne, ma che soprattutto mi ha insegnato ad apprezzare la vita…grazie Papà, la dedico a Te!”

 

 Ci tengo particolarmente a ringraziare Aldo, Matteo e Paolo per l’aiuto indispensabile che mi hanno fornito e soprattutto per la loro amicizia.