| LE MIE AVVENTURE |
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01-11-2011 UN PICCOLO UOMO SUL PICCOLO DAIN
Guardo il calendario e penso: “aiuto domani è già novembre, ancora una ventina di giorni e poi inizia la lunga stagione invernale del negozio e di vie di arrampicata non se ne parlerà più almeno fino a marzo”…faccio un po’ di telefonate e non trovo nessun compagno di cordata per il giorno successivo, l’idea di andare da solo mi viene posta su un piatto d’argento, però questa volta non sono proprio così convinto e passo tutta la sera a pensarci su.
Alla fine preparo il saccone controllando scrupolosamente il materiale e mi rifugio nel letto senza prima aver trangugiato una super camomilla per ingannare un po’ l’agitazione. La sveglia suona presto e in un attimo mi ritrovo in macchina direzione Trento, la via scelta è la “Bortolo Fontana” sul Piccolo Dain, aperta da Ursella, Andreotti & C. nel 1970, oppone difficoltà di VI e A2 (VIII+ in libera).
Nel viaggio in macchina ritrovo le sensazioni e i pensieri che avevo provato la primavera scorsa in occasione delle altre due volte in cui ero andato a infilarmi da solo su per qualche “croz” (il Diedro Manolo e la Zordano)…l’agitazione e l’inquietudine spariscono e mi sento sereno, con una grande voglia di arrivare il più presto possibile alla base della parete, guardare su, accarezzarla e partire.
Presto arrivo al parcheggio delle Sarche, scendo dalla macchina e guardo in su: penso a quando andavo all’università in autobus e volgevo il mio sguardo a questa parete alla ricerca di qualche cordata impegnata a scalarla.. mai più avrei pensato che pochi anni dopo mi sarei ritrovato immerso da solo tra le sue “pieghe”.
![]() ![]() ![]() La scalata procede bene e mano a mano che salgo sento che tutti i dubbi e le perplessità del giorno prima ormai sono svaniti per lasciare spazio a un particolare stato mentale fatto di concentrazione e decisione, ma anche di consapevolezza e tranquillità.
![]() I tiri di corda sono tutti continui, esposti e strapiombanti, solo quando arrivo all’ultimo tiro che obliqua verso sinistra la parete diventa appoggiata… in un attimo mi ritrovo seduto sul boschetto sommitale a pensare e a spaziare con lo sguardo su tutta la valle del Sarca, ammirando il bagliore del sole che si specchia là lontano nel lago di Garda in questa stupenda giornata di inizio novembre.
Tornato a casa prendo il mio diario su cui annoto tutte le vie e i miei giretti per monti, segno il nome della via e della parete, la difficoltà e i metri di dislivello; lo spazio dedicato al compagno di arrampicata questa volta resta vuoto, infine segno la data “1.11.11” e penso: “che bel numero.. oggi si doveva per forza far qualcosa di particolare!”
15-10-2011 “HAKUNA MATATA” – NUOVA VIA DI ROCCIA nel Gruppo di Brenta
![]() È venerdì sera quando telefono a Paolo per chiedergli se ha voglia di andare a fare una via il giorno dopo…lui mi dice che è già impegnato.. no problem sarà per la prossima.. Poco dopo mi richiama chiedendomi se voglio andare con lui e Francesco a completare assieme la loro via, iniziata due settimane prima, sulle Punte di Campiglio. Non ci penso due volte e accetto entusiasta pensando a quanto siano stati gentili nell’invitarmi a far parte del loro progetto. Ogni arrampicatore è sempre geloso delle proprie opere, fino a quando non sono terminate non ne parla mai, figurarsi se poi si tratta di invitare qualcuno a condividere una via già iniziata!
La mattina alle sei si parte da Vallesinella, carichi di corde, friends, dadi, martello, chiodi, trapano, spit…ma soprattutto carichi di entusiasmo e di energia! Arrivati al rif. Brentei notiamo con piacere un branco di camosci che si è “impossessato” del prato su cui due settimane prima passavano gli escursionisti …ormai i rifugi sono chiusi e il Brenta ritorna a essere luogo di gioco per gli animali e diventa ancor più selvaggio e silenzioso in attesa della prima neve…Paolo e Francesco mi indicano la via e mi complimento con loro per aver individuato una linea così su una roccia magnifica…non vediamo l'ora di metterci all’opera e così dopo sei orette trascorse in parete a comando alternato ci troviamo ad abbracciati e festeggiare sulla cengia del sentiero Sosat!
![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Ecco le belle frasi dei miei compagni di avventura:
Franz: "Mettendoci in gioco abbiamo potuto soffrire e godere di giornate fantastiche
condividendo valori e momenti indimenticabili che solo la Montagna sa far assaporare. In piena libertà ma con decisione andiamo a disegnare una linea immaginaria, una pista da ballo verticale…..un saluto a quanti si divertiranno ripetendola!!!" Paolo: "...un'esperienza indimenticabile con due grandi amici in un ambiente spettacolare, grazie a chi ha contribuito alla realizzazione della via e buon divertimento ai ripetitori! " Ringrazio Paolo e Francesco per avermi reso partecipe del loro progetto e della loro stupenda realizzazione…spero tanto che la via abbia tutte le ripetizioni che merita…
Via “Hakuna Matata” – Punte di Campiglio ( diff.6b - 6a+ obb. - 225m)
Ideale per ripiego nelle giornate non troppo sicure per le grandi pareti.
La via è chiodata a fix da 10mm; la distanza degli spit consiglia, tuttavia, di avere con sè una serie di friend medio piccoli e dadi da utilizzare come integrazione. Il rientro avviene con gradevole camminata a destra (faccia a monte) lungo il comodo sentiero attrezzato Sosat. La via è stata aperta dal basso e liberata nell’ottobre 2011 da Paolo Viviani, Francesco Maffei e Marco Maganzini.
Accesso: Raggiungere Madonna di Campiglio attraverso la SS239 della Val Rendena (provenendo sia dalle Giudicarie che dalla Val di Sole) e portarsi in Loc. Palù (a sud del paese) dove si imbocca la strada che porta in località Vallesinella (rifugio).
Attacco: Dal parcheggio di Vallesinella imboccare il sentiero 317 SAT che conduce al Rif. Casinei e quindi il sentiero 318 SAT per il Rif. Brentei. Poco prima del Rif. Brentei piegare a sx (est) e risalite il pendio erboso che porta alla base delle pareti puntando a un marcato tetto sormontato da una evidente cengia erbosa. La via attacca qualche metro a destra della perpendicolare del tetto (Targhetta con cordino e nome della via). Tempo: 1h30’ dal parcheggio.Note: Possibile via di uscita al termine della terza e al termine della sesta lunghezza per cengetta verso destra.
L1 – 5c, 30m ( 4sp + 2ch + 2sp di sosta)
L2 – 5b, 25 m (3sp + 2sp di sosta)
L3 – 5c poi I°, 55 m (2sp + 2sp di sosta)
L4 – 6b, 35m (8sp + 1 ch + 2sp di sosta)
L5 – 6a+, 30m (4sp + 1ch,1sp,1cl di sosta)
L6 – 5c poi I°, 25m (1sp + 2sp di sosta)
L7 – 6a+ , 25m (4sp + 2sp di sosta)
L7 – II°, 25m (sosta su spuntone)
06.10.2011
Traversata completa del Gruppo di Brenta da Nord a Sud
…tutto ha inizio il 12 agosto 2011 quando, passeggiando lungo i dolci pendii erbosi del Pian della Nana e chiacchierando con Luigi di ritorno dal sent. Costanzi, mi balena in mente un’idea: e se fosse di collegare tutto il Gruppo di Brenta da Nord a Sud in una sorta di grande cavalcata? Luigi mi guarda un po’ perplesso credendo che stessi scherzando ma poi, vedendo che ero serio, mi chiede “ma quanto tempo pensi di impiegare a fare una roba del genere?”…provo a fare 4 calcoli e gli sparo lì un tempo che alla fine non si discosterà molto dalla realtà...lui mi guarda ancor più perplesso di prima e continuiamo la nostra camminata verso il Peller…
Siamo già in ottobre…la stagione lavorativa è ormai finita ma le giornate sono stupende e il Brenta è ancora lì ad aspettarmi…però tra 2 giorni il tempo cambia, danno freddo e l’arrivo della prima neve in quota…decido che domani andrò a salutare le mie montagne e ad abbracciarle tutte assieme in un solo giorno per ringraziarle di avermi ospitato e coccolato anche per quest’estate.
06 ottobre 2011: la sveglia suona alle 3.30, dopo un’abbondante colazione mi preparo sotto casa per attendere Paolino che mi accompagnerà in macchina fino in Val di Non…mi chiedo chi glielo faccia fare di svegliarsi a quelle ore per farmi da taxista, la risposta è semplice: l’amicizia che ci lega e ci ha fatto condividere tanti momenti felici assieme…in montagna e non…
Arrivati a Cles imbocchiamo la strada che porta al rif. Peller, ma dopo 2 km. è chiusa per lavori, “non c’è problema” ci diciamo, “basta prendere quella che sale da Tuenno”…peccato che dopo 3 km. anche quella sia chiusa per lavori, un po’ scocciato ma deciso guardo Paolino e gli dico “vorrà dire che il mio viaggio inizierà da qui e sarà ancor più lungo!”
Un saluto, quattro parole, una foto prima della partenza e via…mi infilo nella notte e l’avventura ha inizio!
Ben presto mi ritrovo da solo, immerso nel buio ed in una nebbiolina quasi irreale..questi momenti sono forse i più difficili ma hanno sempre un fascino particolare: il silenzio, la solitudine, la notte e a rompere l’incantesimo c’è solo il rumore del tuo respiro che scandisce regolare il passo di salita…
In poco tempo mi ritrovo sul Pian della Nana e il mio pensiero va a quella bella giornata di quasi 2 mesi prima quando tutto ebbe inizio…comincia ad albeggiare, finalmente posso spegnere la lampada frontale e mi trovo ad ammirare forse l’alba + bella della mia vita: il mare di nubi copre tutte le vallate, il sole sta per fare capolino, il cielo da nero diventa prima rosa e poi arancione, i primi raggi cominciano ad arrivare e con il loro dolce tepore mi accarezzano il viso…sono sul filo di cresta del sent. Costanzi e corro…felice e libero come un’aquila..
![]() Ben presto arrivo al bivacco Bonvecchio, costeggio i pendii di cima Sassara e inizio la discesa verso la Val Gelada…ad un tratto incrocio un branco di camosci e ci diamo il buongiorno a vicenda…giunto alla Bocchetta dei 3 Sassi seguo le loro tracce stando alto senza scendere fino al sentiero e in poco tempo imbocco il sent. Vidi che mi porta rapido al passo del Grostè…il sent. Benini è lì ad attendermi e lungo la prima cengia faccio un gradito incontro con Mauro, mi chiede da dove stessi arrivando, quando gli rispondo resta un po’ spiazzato, poi mi fa i complimenti e gentilmente mi offre una bottiglietta d’acqua…lo ringrazio..la sera dopo riceverò da lui un bellissimo sms di congratulazioni! Eccomi in Bocca di Tuckett, finalmente ci siamo: adesso tocca alle mie “preferite”, prima le Alte e poi le Centrali…le percorro d’un fiato, in poco più di un’oretta e mezza mi ritrovo in Bocca di Brenta dopo aver salutato tutte le cime che mi hanno fatto compagnia e hanno illuminato i miei occhi per tutta l’estate: la cima Brenta, la Torre di Brenta, gli Sfulmini, l’Alto, il Basso, la Brenta Alta. Oramai sono a buon punto, ma prima di valicare la Bocca di Brenta, mi fermo per un panino e per riempire le borracce con l’acqua rigeneratrice della cengia Fiammetta. Riparto passando dal rif. Tosa Pedrotti alla volta del sent. Brentari che mi deposita sulla vedretta d’Ambiez, lì il mio viaggio potrebbe prendere la direzione diretta verso S. Lorenzo ma decido che sarebbe meno completo, quindi passo attraverso la Bocca d’Ambiez grazie al sent. del Cege, scendo sulla vedretta dei Camosci, risalgo alla bocca omonima per poi scendere alla volta dei XII Apostoli. Da lì ha inizio l’ultima salita di giornata verso la Bocca dei 2 Denti per percorrere in discesa anche l’utima ferrata di giornata: la Castiglioni. In breve mi ritrovo al rif. Agostini e non devo fare altro che percorrere la val d’Ambiez fino a S. Lorenzo dove ad attendermi e a complimentarsi con me ci sono gli amici Paolino e Nicolò…
![]() Il giorno dopo ripenso al giro fatto e lo vedo come una bella attraversata, ma non come una prestazione atletica o una sorta di impresa, quanto piuttosto a una sorta di mega abbraccio e salutone al Brenta lungo i sentieri e le vie ferrate che ho frequentato tutta l’estate accompagnando le persone e condividendo con loro emozioni ed esperienze sempre nuove e così diverse ogni volta...e naturalmente penso anche a nuovi progetti futuri che spero tanto di poter realizzare…!!!
Alcuni mi dicono che queste “corse” non siano proprio un bel modo di andare per monti, che la montagna vada “gustata” passo dopo passo, con calma, che per ammirarla e capirla ci sia bisogno di tempo…sono pienamente d’accordo con queste persone, non c’è niente di sbagliato nel loro ragionamento, anch’io il 99% delle volte mi muovo così, però c’è sempre quell’1% che ogni tanto salta fuori e mi porta a sognare, progettare, correre, sudare, faticare ma anche a gioire!
A volte mi viene anche chiesto come mai vada da solo a fare queste cose, io sono pienamente d’accordo con la frase secondo cui “la gioia è l’unica cosa che raddoppia quando la si condivide” ma ci sono giorni in cui si sente il bisogno di stare un po’ con se stessi, in quei giorni non c’è nessuno con te per condividere assieme le fatiche, le gioie, i dubbi, le paure o più semplicemente per scherzare o scambiare qualche battuta, ma allo stesso tempo è affascinante e particolare: tutte le emozioni ne risultano amplificate …nel bene e nel male! Il grande Bonatti diceva ironicamente: “viaggio in solitaria perché con me stesso sono sempre andato d’accordo”!
Le tappe del viaggio:
Tuenno – h 6.25 Malga Tassulla - Pian della Nana - Passo Prà Castron - Sent. Costanzi - Bocca 3 Sassi - Sent. Vidi – h 9.30 Passo Grostè - Sent. Benini – h.10.45 Bocca Tuckett - Bocchette Alte -
Bocca d’Armi - Bocchette Centrali – h.12.25 Bocca di Brenta - Rif. Tosa Pedrotti - Sella della Tosa - Sent. Brentari - Vedretta d’Ambiez - Bocca D’Ambiez - Vedretta dei Camosci - Bocca dei Camosci - Rif. XII Apostoli - Bocca dei 2 Denti - Sent. Castiglioni – h.15.30 Rif. Agostini - Val d’Ambiez - San Lorenzo
55km. 4.300m disl salita, 5.000m. disl. discesa
24.05.2011 CORNA ROSSA… altro viaggio solitario
La sveglia suona poco dopo le 5…la spengo ed ho la tentazione di girarmi dall’altra parte. Mi chiedo seriamente perché mi vengano in mente certe idee e non so nemmeno darmi una risposta, a volte desidererei non pensarle nemmeno certe cose… quando però qualche ora più tardi mi troverò da solo sulla cima del torrione principale della Corna Rossa capirò che per certe domande a volte non c’è bisogno di risposte. Salto giù dal letto, faccio colazione e salgo sulla macchina, lo zaino è già pronto nel baule dalla sera prima: scarpette, magnesio, imbrago, rinvii, gri-gri modificato, t-block, corda, 0,75 cl di acqua, cioccolata e mandorle. Arrivato al parcheggio di Vallesinella me lo carico sulle spalle e imbocco il sentiero, mentre lo percorro tutto d’un fiato mi accorgo che la mia mente sta “vagando” alla ricerca di quel particolare stato di concentrazione che ricordo aver provato ancora in altre avventure da solo, ma mai in maniera così forte.
Sono alla base della parete, guardo su, appoggio lo zaino a terra e mi preparo, è quasi un rito, ogni cosa appesa all’imbrago ha il suo posto ben preciso: questo moschettone lo tengo qui, il t-block va messo di là, il rinvio lungo lo tengo dietro a quello viola…calzo le scarpette, sono le 7, accarezzo la roccia…sono pronto!
![]() ![]() ![]() Dopo i primi metri di scalata in cui mi sento un po’ spaesato ed anche intimidito, mano a mano che mi alzo sento che acquisisco consapevolezza, il ritmo si fa costante scandito dal respiro regolare, mai affannoso e dal canto del Cuculo che sento provenire dai boschi sotto i miei piedi.
Salgo con decisione tiro dopo tiro…mi fermo per guardare l’ora e bere un goccio d’acqua solo dopo metà parete e noto con sorpresa che sono stato molto più veloce rispetto alla tabella di marcia. Mi trovo alla base del tiro più impegnativo della via (6c – 6c+), parto motivato e concentrato...una cosa è salirlo assicurati da un compagno che ti dà corda al momento giusto e una cosa è salirlo in autosicura: prendo la corda, la faccio passare nel t-block fino a formare un’ansa di circa 2 metri, arrampico, infilo il rinvio nella protezione, riprendo la corda, la faccio scorrere nel gri-gri, rinvio…e così via…
Il tiro “chiave” è alle spalle e l’ho salito senza particolari problemi e soprattutto senza riposi, adesso che sono in sosta posso concedermi un attimo di pausa, guardarmi attorno, ammirare lo spettacolo del Brenta con il candore della neve alla base di tutte le guglie…nel frattempo è arrivato anche il sole, mi volto a sinistra per scattare una foto e vedo la mia sagoma proiettata sopra gli strapiombi: finalmente è arrivata la mia ombra a farmi compagnia! Riprendo a scalare: mi volto a destra e sento il tepore del sole sul volto, mi volto a sinistra e vedo i miei movimenti ripetuti dall’ombra fedele …che bella sensazione…
![]() ![]() Ormai non resta più niente da scalare, la roccia si corica e vedo il sassone della cima, percorro gli ultimi emozionanti metri in un silenzio quasi irreale, mi drizzo in piedi e mi scappa un urlo di liberazione e di felicità…
Mezzogiorno è passato da poco…la prima solitaria alla Via Zordano della Corna Rossa è fatta…
La Via Zordano (300m. – 6c+) è stata chiodata e liberata dalle Guide Alpine Piergiorgio Vidi e Tarcisio Beltrami nell’estate 2004 ed è dedicata alla grande Guida Alpina Giordano Detassis.
05.04.2011 IL DIEDRO MANOLO...tutto solo!
Quest’anno l’inizio della primavera l’ho festeggiato in maniera un po’ diversa rispetto agli anni passati, in cui il primo giorno libero era dedicato a qualche “particolare” gita di scialpinismo. Sarà che solamente 2 giorni prima avevo partecipato all’Adamelo Ski Raid sarà che sentivo la voglia di combinare qualcosa di diverso, insomma gli sci questa volta sono rimasti nel baule della macchina! La sera prima alle 21 mi sono deciso: domani vado a scalare il Diedro Manolo al Dain di Pietramurata… da solo.
![]() Quindi, accanto agli sci, nel baule ha trovato posto lo zaino con tutto il necessario per affrontare l’arrampicata “solitaria”, avevo infatti pensato che sui tiri facili sarei salito “libero” ma poi all’inizio delle difficoltà mi sarei legato per procedere in autosicura.
Alle 06.30 parcheggio, mi preparo, mi carico lo zaino sulle spalle e salgo deciso e veloce lungo il sentiero che porta alla base della parete.
L’agitazione e l’inquietudine della nottata hanno lasciato il posto ad una nuova sensazione: mi sento sereno e tranquillo ma al tempo stesso ho la foga di arrivare presto alla parete, confrontarmi con essa ed iniziare a salire.
Alle 07.05 arrivo all’attacco della via, alzo lo sguardo, attorno a me solo 2 cose: roccia e silenzio. Comincia il viaggio…abbandono la dimensione orizzontale per entrare in quella verticale, che mi accoglierà per le ore seguenti. Non so per quanto tempo mi terrà con sé, non so nemmeno quante energie fisiche e psichiche mi richiederà, ma so che sto facendo quello che il mio istinto mi dice e…sono sereno!
Salgo “libero” i primi tiri di corda fino a dove l’arrampicata si fa più impegnativa, quindi decido che è il momento di procedere in autosicura….
È un modo di arrampicare diverso: non c’è nessuno con te per condividere assieme le fatiche, le gioie, i dubbi, le paure o più semplicemente per scherzare o scambiare qualche battuta, ma allo stesso tempo è affascinante e particolare, è una scalata “introspettiva”: arrampichi fuori ma anche dentro di te e tutte le emozioni ne risultano amplificate …nel bene e nel male!
Fa uno strano effetto quando ti trovi già in alto, magari a metà del tiro di corda, e mentre abbassi lo sguardo per vedere dove appoggiare i piedi, i tuoi occhi di sfuggita intravvedono il posto di sosta dove non c’è nessuno ad assicurarti, ma solamente lo zaino appeso, il tuo “compagno” di giornata!
Mano a mano che salgo lungo il diedro il sole comincia a far capolino ed a riscaldare ogni cosa: la roccia, il corpo, la mente ed il cuore…il ritmo di scalata si fa più fluido, le insicurezze del giorno prima si trasformano in certezze, i movimenti e le manovre di corda si automatizzano: arrampico lungo il tiro, arrivo in sosta, blocco la corda, mi calo fino alla sosta, sblocco il capo della corda, ri-arrampico lungo il tiro togliendo le protezioni, recupero la corda, controvento la sosta e riparto verso il tiro successivo.
Le manovre di corda sono sempre quelle e si ripetono tiro dopo tiro, ma i movimenti, i pensieri, le sensazioni cambiano ad ogni metro di roccia scalato.
Con l’arrivo del sole c’è una nuova presenza che mi fa compagnia, d’ora in avanti saremo in tre: io, lo zaino e la mia ombra! Io la saluto e lei saluta me, mi aspetta e rallenta con me nei passaggi più impegnativi, per poi salire più rapidamente in quelli più facili, poi si ferma con me alle soste.
Decido di fare una pausa, mi metto comodo e mi giro spalle alla parete, il mio sguardo spazia verso la Valle del Sarca, fissa le automobili che sfilano lungo la strada come formichine, ammiro il candore delle alte cime ancor innevate che fa da contrasto con i vivaci colori della primavera più in basso…che bella questa stagione…mi lascio andare e mi perdo a contemplare l’orizzonte, rendendomi conto di quanto sia fortunato!
La dimensione temporale assume un altro significato, si dilata, non ho idea di che ora sia e non so nemmeno da quanto tempo stia arrampicando…sarà già mezzogiorno?! Per non sbagliarmi mangio qualcosina: un pugno di frutta secca, un pezzo di cioccolata, mezzo litro d’acqua e via di nuovo su per il diedro.
Mentre arrampico mi accorgo che quello attorno a me non è un silenzio astratto, ma un silenzio “vivo”, che mi abbraccia, mi circonda e mi accompagna nei movimenti, interrotto solo dal tintinnio dei moschettoni appesi all’imbrago e dal respiro che ogni tanto si fa più affannoso.
Le difficoltà diminuiscono, comincio a vedere gli alberi del bosco sommitale che mi aspettano, la parete si corica, le dita non devono più tirare gli appigli, posso ricominciare ad usare tutta la suola delle scarpe…sono giunto alla fine del viaggio!
Butto l’occhio in basso verso la via di salita, la saluto, la ringrazio per le emozioni che ha saputo regalarmi e… me ne vado in punta di piedi…sono le 11.20!
La via è stata aperta nel 1978 da M. Zanolla (Manolo), M. Furlani e G. Groaz e rappresenta una delle classiche della Valle del Sarca, una pietra miliare, 300 metri per una difficoltà massima di VI+.
06.06.2010 LA "TRIADE" (PRESANELLA-ADAMELLO-CARE’ ALTO)
Concatenamento in 12h 30’delle 3 cime più famose del Gruppo dell’Adamello-Presanella in solitaria ed in completa autonomia. Val Genova – Val Nardìs – Cima Presanella – Sella Freshfield – Passo Cercen – Sentiero Migotti – Mandrone – Pian di Neve – Cima Adamello – Passo Lobbia – Passo Cavento – Cima Carè Alto – Val di Borzago
60 km. sviluppo 5.000m dislivello in salita 4.600m dislivello in discesa
tempo impiegato: 12 ore 30 minuti
…sensazioni ed emozioni uniche…
…anche stavolta la montagna ha saputo regalarmi qualcosa di indimenticabile…anche questa volta torno dai miei monti rafforzato, nella testa e nel cuore…
La differenza rispetto a tanti altri “viaggi” è che stavolta ero tutto solo, dall’inizio alla fine, 12 ore di completa solitudine ed isolamento tra cime maestose, attraverso ghiacciai sconfinati, lungo sentieri interminabili.
Non è stato facile decidere di partire a mezzanotte per infilarmi nel buio della Val Genova in un isolamento totale, in una dimensione di solitudine che mi avrebbe portato verso un lungo e faticoso viaggio di 12 ore.. sapendo che non avrei incontrato nessuno e che non ci sarebbe stato alcun amico per i rifornimenti ad aspettarmi…
Fa uno strano effetto trovarsi a sciare giù dalla Ovest della Presanella e poi lungo il versante settentrionale della sella Freshfield in piena notte da soli…percorrere tutto lo sterminato pianoro del ghiacciaio dell’Adamello senza incontrare anima viva…passare accanto al rifugio del Mandrone e delle Lobbie con i balconi chiusi…girarsi a destra e a sinistra in un orizzonte a 360° e vedere una cosa sola che si muove: la propria ombra...
12 ore sono lunghe, hai tempo per pensare, cantare, parlare con te stesso, faticare, sperare…
Mentre avanzavo durante il lungo viaggio, per farmi un pò di coraggio, mi ripetevo spesso una frase che avevo letto da qualche parte:
…“vola alto solo chi osa farlo”… Osando a volte può capitare anche di cadere e dover tornare sui propri passi, ma altre volte (quando la componente soggettiva - condizione fisica + mentale - e la componente oggettiva - condizioni ambientali – coincidono) capita di riuscire a volare…e allora la gioia è massima!
L’importante è essere sempre consapevoli di ciò che si sta facendo e soprattutto non cercare di volare troppo più in alto dei propri limiti e delle proprie possibilità. ![]() Carè Alto ed Adamello dalla Presanella
La Presanella vista dall'Adamello...
![]() Il Carè Alto dall'Adamello...
![]() Rifugio Lobbie e sguardo verso il Passo Cavento
dal Passo Cavento al Carè Alto
...sulla cima del Carè Alto
La Presanella vista dal Carè Alto...
![]() L'Adamello dal Carè Alto...
22.05.2010 LA PARETE NORD DELLA PRESANELLA
Salendo lungo la strada che da Vermiglio porta al Passo del Tonale è impossibile non notare sulla sinistra questa parete scintillante nel cielo.
Scalata per la prima volta da Grandi e Grugnola il 22 luglio 1949 la via della “Pala Ghiacciata” è un lungo scivolo innevato che nella parte alta si allarga a ventaglio e diventa più ripida.
Dislivello: 500m.
Pendenza Max: 60°
Non vi era modo più bello per festeggiare la mia trentesima volta in cima alla Presanella…una bellissima discesa con gli sci lungo la sua parete più famosa e fotografata: la Parete Nord!
![]() Dopo aver lasciato la macchina ai Masi di Stavel, abbiamo (io, Alessandro e Paolo) imboccato il sentiero alla volta del rifugio Denza, arrivati al rifugio abbiamo proseguito veloce sulle ripide rampe che portano alla crepaccia terminale alla base della parete.
Con piacevole sorpresa abbiamo visto che la via era già stata tracciata, menomale che questa volta la fatica di scalinare non è toccata a noi! Grazie agli “scalini” nella neve in mezz’oretta siamo già in cima a goderci il panorama…è la trentesima volta che mi siedo ai piedi di questa croce di vetta per ammirare l’incomparabile vista che si ha da qui... ma ogni volta è come fosse la prima…
Un panino, una cioccolata e un po’ di relax, quindi stringiamo gli scarponi, calziamo gli sci e ci “tuffiamo” nella stupenda discesa, dopo aver trascorso tutta la primavera su e giù per canalini ci godiamo la sciata nel vero senso della parola con tanto di salto e volo finale per non aggirare il crepaccio terminale…spettacolo!
...salendo lungo la Nord signori...si vola!
25.04.2010 I^ TRAVERSATA CON GLI SCI D'ALPINISMO DELLE CRESTE DEL VALLON
![]() ![]() ![]() - Concatenamento di 7 cime nella zona dei XII Apostoli (Pala dei Mughi – Cima Vallon – Cima Padaiola – Croz delle Selvate – Cima Pratofiorito – Cima Susat – Cima d’Agola).
- 10 passi (P.so Bregn da l’Ors – P.so del Gotro – Spia Nardis – B.ca Padaiola – P.so Vallon Orientale – B.ca Pratofiorito – B.ca dei 2 Denti – B.ca Agola – B.ca Camosci – P.so Valstretta)
- 4 Valli: Val Rendena – Val di Sacco – Vallon – Val Nardis.
- 3.000m. dislivello in salita – O.S.A.
La Primavera Scialpinistica regala sempre grandi possibilità di salite nelle Dolomiti di Brenta, con alcune gite su cime, creste e valli poco conosciute ma molto più tecniche ed alpinistiche rispetto alle “solite note”, itinerari di scialpinismo autentico, dove bisogna avere con sé ramponi e piccozza, e a volte anche imbragatura, corda e casco (Cima Valstretta, Cima Prà dei Camosci, Bocca del Campanil Basso, Cima Vagliana, Cima Vallon, discesa del Vallon, Cima Tosa con discesa dal Canalone Neri, Cima Sassara, Traversata P.te Campiglio - Cima Mandron - Cima Brenta con discesa dallo Scivolo Nord)…insomma itinerari di grande soddisfazione e di gran classe, all’insegna dello SciAlpinismo (con la S e la A maiuscole!).
Mi fa sempre un brutto effetto vedere la gente che si rincorre su per le piste del Grostè già a fine ottobre per poi rivedere le stesse persone che a marzo mettono via gli sci, convinti che con la fine dell’inverno finisca anche la stagione scialpinistica…non sanno cosa si perdono e soprattutto non sanno cosa sia lo Scialpinismo. Oramai all’interno dei possessori di sci con pelli di foca bisogna distinguere tra “Scialpinisti”, “Agonisti”, “Radunisti”, “Scialpi-pisti o Risalitori con pelli”.
Quest’anno per il mio onomastico ho deciso di farmi proprio un bel regalo: un’intensa giornata con gli sci d’alpinismo a cavallo di cime, creste e passi in una delle zone più belle e meno frequentate delle Dolomiti di Brenta.
È bello vedere come ci siano ancora tante linee e concatenamenti possibili nel nostro Brenta, itinerari impegnativi che richiedono una buona preparazione sia tecnica che atletica. Sfruttando la conoscenza dei luoghi, applicando un po’ di fantasia e nutrendo un’autentica passione per la montagna, si può “ideare” sempre qualcosa di nuovo o di diverso.
È con questi presupposti che mi è nata l’idea di concatenare attraverso un itinerario di gran soddisfazione le creste del Vallon, proseguendo lungo le cime che fanno da cornice al rifugio XII Apostoli.
Il Vallon è un piccolo gruppo che si stacca verso Ovest all’interno delle Dolomiti di Brenta, complesso e selvaggio, fatto di piccole vedrette, grovigli di creste e valloncelli e cime frastagliate tra cui torreggia sovrana la poderosa Cima del Vallon (2968m.);
A farmi compagnia in quest’avventura c’erano Alessandro, Paolo, Alberto e Riccardo.
![]() ...SALENDO VERSO LA CIMA DEL VALLON...
IL CANALE-CAMINO FINALE:
LA CRESTINA FINALE:
![]() ...VERSO CIMA PADAIOLA...
![]() ![]() ...SOTTO IL PASSO DEL VALLON...
![]() ...VERSO CIMA PRATOFIORITO...
![]() IN ARRAMPICATA VERSO CIMA SUSAT:
![]() IL CANALE DI CIMA D'AGOLA:
![]()
19.04.2010
IL CANALONE NERI DELLA CIMA TOSA
![]() ![]() “Grandioso canalone ghiacciato che dalla vetta della cima Tosa scende diritto e ripido a Nord, separando il massiccio della Tosa da quello del Crozzon” (guida del TCI-CAI delle Dolomiti di Brenta)
Salito per la prima volta da Virgilio Neri da solo, nel lontano 1929: quelle sì che erano imprese, avventurarsi in solitaria, con i mezzi dell’epoca lungo un canalone di 900m. mai salito prima!
Questo grande couloir è stato definito da Buscaini come la “la più bella ascensione di ghiaccio delle Dolomiti” e da sempre ha richiamato i migliori specialisti dello Sci Ripido, dai primi che lo percorsero con gli sci: H. Holzer e A. Tscholl (21 giugno 1970) passando anche per Tone Valeruz.
Dislivello 900m.
Sviluppo 1200m.
Pendenza Max 55°
Una gran bella giornata quella trascorsa al cospetto delle storiche e poderose pareti del Crozzon e della Tosa.
Il tutto è cominciato alle 5.30 di mattina quando abbiamo (Io, Fabiano ed Alessandro) lasciato la macchina nei pressi dell’Orto Forestale per inoltrarci in una delle Valli più belle delle Alpi: la Val Brenta. Dopo aver passato Malga Brenta Bassa e la Scala di Brenta, abbiamo calzato gli sci e ci siamo subito resi conto che ci avrebbe aspettati una bella “sfadigada”, infatti la notte era stata nuvolosa non consentendo al manto nevoso di “tirare”: ad ogni passo sprofondavamo nella neve e dovevamo battere traccia come dopo una recente nevicata.
Ma come si dice: più grossa è la fatica maggiore è la soddisfazione una volta arrivati in cima!
Il canalone si presentava in ottime condizioni: neve polverosa dall’inizio alla fine, tanto da consentirci di arrivare in salita con gli sci ai piedi fino al ginocchio, a suon di “dietrofront” (zeta)…anche perché se ce li toglievamo sprofondavamo nella neve fino alla cintola come è accaduto più in alto! Una volta superato il ginocchio dal canale di sinistra mi sono reso conto che purtroppo non potevamo scenderlo tutto con gli sci, infatti in due parti il ghiaccio aveva già fatto capolino. La “vecchia” sosta da usare per l’eventuale doppia nella discesa era 3,5 metri più in alto del dovuto (il ritiro dei ghiacci!!!), quindi ne abbiamo attrezzata una nuova piantando un chiodo da roccia e incastrando un cordino a mò di nut (sono convinto che sarà molto utile ed apprezzata da tutti coloro che passeranno dopo di noi!).
Una volta terminato l’ancoraggio abbiamo proseguito fino in cima, dove ad accoglierci c’era un vento fastidiosissimo, giusto il tempo di una stretta di mano, togliere le pelli, chiudere gli scarponi, girare gli attacchi e poi la partenza verso il canalone mi è sembrata quasi una liberazione, come a scappare da quel vento infame. Una volta arrivati al ginocchio abbiamo trovato la nostra sosta ad attenderci, una breve doppia e poi giù di nuovo verso la Val Brenta,un ultimo saluto al Canalone.
E quando siamo giunti nella suggestiva conca che ospita la casina di Malga Brenta Alta, un’ultima foto: il panorama che si gode da qui è forse il più bello di tutto il Brenta, con lo spigolo Nord del Crozzon che incombe maestoso sopra di noi e si staglia nel cielo come fosse senza fine. Un ringraziamento alla montagna e al magico Brenta per averci regalato un’altra bellissima esperienza e poi via…verso la meritata pastasciutta.
COLPO D'OCCHIO VERSO LE 200 "ZETA" DELLA SALITA
![]() SUPERDIETROFRONT SU TERRENO A 45°...
![]() ![]() SALENDO NEL CANALE ACCANTO AL GINOCCHIO:
![]() QUASI IN CIMA:
![]() ![]() ...SI PARTE!!!
![]() ![]() ![]() ![]() YEAAAAAAH!
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02.08.2009 "FIOR DI DOLOMIA"
E' stata aperta una nuova e bellissima via a spit in Val Gelada, il cui nome la dice tutta sulla eccelsa qualità della roccia: "FIOR DI DOLOMIA". Si tratta di una breve ma "cattiva" via, aperta dal basso nell'arco di 3 giornate cercando di mantenere alto il grado obbligatorio. Molto tempo ha richiesto la chiodatura del terzo tiro, sicuramente il più difficile della via ma anche uno fra i più belli di questo tipo nel Gruppo di Brenta: una entusiasmante placca di 35 m. solcata a intervalli da una fessura. La via è stata conclusa e liberata domenica 02 agosto 2009. Via Fior di Dolomia - Avancorpo del Sasso Alto (Val Gelada) - 150m. 4L. 7a+ max Prima salita: Andrea Cozzini, Marco Maganzini, Mirko Masè Prima ripetizione: Gianni Canale, Aldo Mazzotti (16.08.2009) Seconda ripetizione: Mario Taller, Manuel Bontempelli (10.07.2010) 1L: 45m. 6b+ 4 spit 2L: 40m. 6a 3 spit 3L: 35m. 7a+ 11 spit 4L: 25m. 6c+ 6 spit Per una ripetizione bastano 11 rinvii, le soste sono tutte attrezzate a 2 spit con anello di calata. Attacco: 5m. a sx dell'evidente nicchia bianco-grigiastra che si vede dal sentiero. Discesa: in doppia dalla via di salita. Sono consigliate 2 mezze corde per il rientro, così facendo basterà fare 2 doppie da 60m. per giungere ai piedi della parete.
ALCUNE FOTO SCATTATE DURANTE L'APERTURA
...la chiodatura del terzo tiro...
...il quarto tiro...
...LA PRIMA LIBERA...
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